Earli - Commenti e Riflessioni

Sep 16th, 2009 | By Luca | Category: Meeting

L’EARLI è sempre un convegno di una certa levatura: paper di ricerca, key note interessanti e ottima organizzazione. Quest’anno si è svolto ad Amsterdam ed era dedicato ad Ann Brown in occasione del decennale dalla sua morte. Avendo conosciuto personalmente Ann e avendo lavorato con lei per un anno ammetto che il suo ricordo mi ha commossa e in molto occasioni mi è sembrato di percepire un tono un po’ mesto.

L’affluenza quest’anno è stata eccezionale. Secondo gli organizzatori c’erano 2.200 persone di cui 1.500 presentavano. Un numero inaspettato con molte registrazioni all’ultimo momento. Questo dato potrebbe spiegare i pasti e i coffè break scarsi. Anche se a mio modesto parere questo ha a che fare con l’attitudine degli olandesi ad essere molto parchi con il cibo.

Essendoci molte sessioni,  ho privilegiato quelle in cui si parlava di tecnologie anche perché questo argomento rappresenta secondo me uno dei più controversi entro l’Earli. A differenza di altri convegno - per esempio il CSCL - dove le tecnologie sono trattate con un bais favorevole, qui l’uso delle tecnologie è spesso criticato o studiato in modi molto peculiari.

Tra le tante presentazioni, mi è molto piaciuta quella di Giulia Gelmini, italiana in forze all’Università di Nottingham. Ha presentato uno studio sugli effetti dell’anonimato con Coffee - software noto a molti dei soci CKBG ;-) . Giulia era in splendida forma e ha presentato in modo chiaro e simpatico l’esperienza.

Interessante è stata la presentazione di Boscolo in cui ha parlato delle scarse abilità di scrittura degli studenti evidenziando come i media hanno modificato il senso dello scrivere includendo concetti come il “media literacy“. Mi sembra questo un aspetto che sicuramente meritera approfondimento. La sua presentazione mi ha fatto pensare a quanto poco sappiamo dello scrivere al computer e del partecipare a discussioni online fondamentalmente basate sullo scrivere in un web-forum.

Mi ha molto colpita la presentazione di Ilias Karasavvidis sul wiki: pare che siano poco funzionali alla collaborazione, per esempio gli studenti finiscono con editare le pagine da soli e scrivono semplicemente incollando pezzi di testo (copia incolla?) senza mai intervenire sui pezzi scritti da altri.

Interessante ho trovato il lavoro di Linda Dardy - interviste e osservazioni di insegnanti di scienza e matematica per scoprire quale “cultura” dell’insegnamento sia utilizzata. Ha presentato una interessante overview teorica e un modello di come tradizione, norme, visioni individuali e cultura locale si intersecano.

Ho partecipato anche al simposio “Argumentation as collaborative thinking” organizzato da Pontecorvo e Anne-Nelly Perret Clermont. Il focus è stato sull’argomentazione come strategia per l’interazione. Perret-Clermont ha rivisitato l’intervista clinica di Piaget. Lei sostiene che tale strategia è stata ingiustamente criticata perché intesa come testing, mentre potrebbe efficacemente essere ridisegnata come modalità per incoraggiare i bambini ad esprimere il proprio punto di vista. Baruch Schwarz ha sottolineato le potenzialità delle tecnologie in tal senso. In particolare ha fatto riferimento ad un capitolo scritto con Andressen  nel testo curato da Nathalie Muller Mirza e Perret-Clermont “Argumentation and Education” (2009)

Uno dei key note speaker che più mi interessava (John Bransford) è stato cancellato. Gli altri purtroppo non li ho seguiti ma i feedback che ho sentito erano tutti positivi.

Una delle iniziative Earli che più ha attirato la mia attenzione è la presentazione di software e nuove tecnologie. Ho seguito la presentazione della “penna digitale”, ovvero una penna dotata di video-camera che registra tutto quello che si scrive. Da un panello di controllo (sembrava una di quelle tovagliette di plastica per la colazione) l’insegnante può selezionare una penna e proiettare sullo schermo quello che gli studenti scrivono e quindi commentarlo collettivamente.

Tra i nuovi formati proposti dall’Earli ho trovato interessante il “pranzo con il professore”. Dei fogli in bacheca riportavano i nomi dei professori disponibili per pranzare con chi lo volesse (fino ad 7 persone). Bastava segnare il proprio nome sul foglio e all’ora stabilita sedersi al tavolo prenotato a nome del prof prescelto. Io, insieme a Donatella e Stefano, abbiamo pranzato con Joe Campione, marito di Ann Brown. DI questo pranzo abbiamo anche le prove fotografiche. Joe mi è sembrato in gran forma, sorridente, spiritoso e chiacchierone come ai vecchi tempi.

Abbiamo parlato di come si sia evoluta a suo avviso la comunità di apprendisti (lui dice non molto), delle differenze con le comunità di costruzione di conoscenza (lui dice non tante) e del lavoro di Marty (una delle insegnanti del progetto di Ann) che a distanza di 10 anni ha ritrovato i bambini delle scuole in cui si implementò la pioneristica comunità di apprendimento. Si trattava di classi a rischio, con bambini spesso stranieri e provenienti da famiglie disagiate. Per molti di loro l’esperienza delle comunità di apprendimento è rimasta anche a distanza di anni indimenticabile e davvero ha segnato un grande cambiamento nella loro vista.

Inoltre una frase mi ha colpito di Joe “Ann entrava in classe e in un attimo vedeva cose che nessun’altro aveva notato”! E’ vero, Ann era proprio così: occhi di falco, mente da ricercatore e cuore infinito.

Per concludere riporto due riflessioni personali:

  • Ho notato nel programma molti nomi nuovi! Segno di un rinnovamento
  • Tra premi a presentazioni, articoli, poster, carriera, giovani ricercatori hanno fatto incetta gli Olandesi, Finlandesi, Tedeschi. Triste l’assenza totale dell’Italia. Mi ha ricordato i risultati dei mondiali di Atletica a Berlino: nessuna medaglia per l’Italia. Che ci sta succedendo? Stiamo diventando un paese di grassi ignoranti?? :-(
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One comment
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  1. Prof.ssa ho letto le Sue riflessioni sul convegno e penso che:

    il fatto che il docente legga in qualsiasi momento ciò che ha scritto ogni studente (e magari lo proietti sullo schermo) grazie a quella penna virtuale non tanto mi alletta….ogni tanto noi studenti scriviamo anche cose da ridere come “appunti” o riflessioni personali che in qualche modo esulano dalle lezioni.

    Se invece capiamo male, d’accordo, può essere un aiuto ma comunque in questo modo il controllo sugli studenti mi sembra eccessivo.

    Inoltre se uno ha un suggerimento durante un compito in classe (o un’interrogazioe) questa penna verrà odiata da tutti perchè si noterà subito. Uno guarda lo studente vede ciò che ha scritto prima e dopo il suggerimento e agisce di conseguenza.

    Che ne pensate studenti e non?

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